IL LICENZIAMENTO DISCRIMINATORIO


In un periodo di crisi economica come quello attuale, dove molte persone stanno perdendo il posto di lavoro, è importante che il lavoratore riesca a distinguere tra licenziamenti legittimi e illegittimi; questo per poter decidere poi se sia il caso di procedere alla impugnazione dello stesso, oppure no.

Tra i diversi tipi di licenziamento, particolarmente importante è quello discriminatorio ossia determinato da ragioni di credo politico, fede religiosa, razziali, etniche, nazionali, dall’appartenenza ad un sindacato o dalla semplice partecipazione ad attività sindacali, oppure da ragioni di lingua o di sesso, di handicap, di età o basate sull’orientamento sessuale o sulle convinzioni personali.

Spesso il licenziamento discriminatorio è il passo finale di una lunga serie di ingiustizie e di comportamenti del datore di lavoro che hanno messo il lavoratore nelle condizioni di non riuscire più a sopportare l’ambiente lavorativo (situazione simile al mobbing di cui abbiamo parlato nei precedenti articoli).

Per cui è senz’altro discriminante ogni comportamento del datore di lavoro che comporti una distinzione, esclusione o preferenza basta sulla razza, il colore, l’ascendenza, o l’origine, nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose del dipendente.

In particolare: per discriminazione basata sul sesso, (ex art. 25 del D.Lgs 198/2006), si intende “Qualsiasi disposizione, criterio, prassi, atto, patto o comportamento, nonché l’ordine di porre in essere un atto o un comportamento, che produca un effetto pregiudizievole discriminando le lavoratrici o i lavoratori in ragione del loro sesso, e, comunque, il trattamento meno favorevole rispetto a quello di un’altra lavoratrice o di un altro lavoratore in una situazione analoga”.

L’art. 26 del decreto legislativo di cui sopra prevede come siano considerate come discriminazioni anche le molestie, ossia quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.